Inquinamento e tumori

Se un tempo la relazione tra cancro e inquinamento atmosferico era ampiamente dibattuta perché difficile da dimostrare, ora i dati confermano l’ipotesi iniziale dei ricercatori: esiste una correlazione, dimostrata da uno studio scientifico svolto nel 2013, tra il livello di polveri sottili respirate e l’insorgenza di adenocarcinoma polmonare.
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La ricerca, chiamata progetto ESCAPE, è stata svolta in 36 Paesi europei, tra cui l’Italia, su un campione di 300 mila persone sane tra i 43 e i 73 anni; le statistiche hanno preso in considerazione il luogo di residenza (compresi eventuali trasferimenti) e le abitudini di vita, come fumo, alcol e sedentarietà. Durante i 13 anni di osservazione, più di duemila partecipanti al progetto si sono ammalati di tumore e di esse sono stati studiati l’esposizione alle polveri sottili prodotte dall’inquinamento industriale e automobilistico (PM 10 e 2,5) e le sostanze prodotte dal riscaldamento e da altre fonti energetiche casalinghe.
I risultati sono scioccanti: per ogni aumento atmosferico delle polveri sottili, il rischio di insorgenza di carcinoma polmonare aumenta del 18% nel caso di PM 2,5 e del 22% nel caso delle PM 10.
Inoltre, sono stati annotati aumenti nell’insorgenza di tumori anche quando i livelli di polveri sottili sono al di sotto del massimo previsto dalla legge (limiti che, comunque, spesso e volentieri vengono superati per molti giorni di fila nelle città più grandi e inquinate).
In seguito a questo studio rivelatore, l’AIRC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha inserito le polveri sottili nella lista dei cancerogeni umani di categoria 1 (“Sostanze note per gli effetti cancerogeni sull’uomo. Esistono prove sufficienti per stabilire un nesso causale tra l’esposizione dell’uomo ad una sostanza e lo sviluppo dei tumori”, direttiva 93/72/CEE).
Nonostante secondo l’OMS i tumori attribuibili all’inquinamento atmosferico e al cosiddetto particolato rappresentino solo l’8% del totale dei casi di cancro al polmone (il 71% è causato dal fumo di sigaretta), è importante sapere che le polveri sottili dell’atmosfera inquinata rappresentano un grave fattore di rischio, soprattutto per chi soffre già di patologie alle vie respiratorie (asma, BPCO, infezioni croniche).
Infatti, è universalmente noto in medicina che una condizione di infiammazione cronica, che può essere peggiorata dallo smog, è un fattore che promuove l’insorgenza di neoplasie non solo polmonari.
La ricerca medica sta facendo grandi passi in avanti non solo nella prevenzione, ma nella diagnosi precoce del cancro e quindi nella cura quando la malattia è ai primi stadi. Tuttavia, si è ancora ben lontani dall’avviare un progetto di screening a tappeto su tutta la popolazione esposta ai fattori di rischio, per la mancanza di test adeguati e per gli elevati costi che esso comporta.
Non è vero che ammalarsi di tumore è solo questione di sfortuna: ci sono molte scelte di vita che il cittadino consapevole e informato può fare, specialmente quando c’è di mezzo la propria salute. Il primo passo è non sommare più fattori di rischio, soprattutto per chi vive in una città inquinata: evitare il fumo di sigaretta, che è la principale causa di tumore al polmone, consente di abbassare notevolmente il rischio di ammalarsi. Uno stile di vita sano, inoltre, aumenta la qualità della vita, rinforzando il sistema immunitario (che è in prima linea nell’uccisione delle cellule tumorali) e aumentando il senso di benessere e l’umore. Il consiglio degli esperti, quindi, è di non abbandonarsi passivamente alla paura di sviluppare un cancro, ma mettere in atto tutte le strategie possibili per non aumentarne il rischio.

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