Intervista al Dott. Rossi. La termoablazione spiegata in 4 punti

 

L’importanza delle tecniche mini-invasive è ormai nota a chiunque si occupi di medicina. Soprattutto nella cura dei tumori, l’obiettivo che si prefissano medici e ricercatori è infatti quello di rendere le tecniche terapeutiche sempre meno debilitanti e pericolose per i pazienti.
Una delle tecniche mini-invasive più utilizzate per la cura dei tumori è la termoablazione. Si tratta di una tecnica che viene impiegata soprattutto per gli interventi sul carcinoma epatocellulare, la forma più comune di tumore al fegato, ma negli ultimi anni è stata sperimentata anche per altre tipologie di tumore, come quello allo stomaco, ai polmoni o al pancreas.
Il primo medico al mondo ad utilizzare la termoablazione per la cura dei tumori primitivi del fegato è stato, a partire dagli anni Ottanta, il Dott. Sandro Rossi. Da allora questa tecnica è stata esportata in tutto il mondo e ha contribuito a salvare la vita di migliaia di pazienti. Per proseguire su questo cammino il Dott. Rossi ha dato vita ad una ONLUS, Fondazione CMT per la cura mini-invasiva dei tumori, che dal 2009 si occupa di raccogliere fondi per la ricerca sulla cura del carcinoma epatocellulare. Proprio a lui abbiamo chiesto di rispondere a 4 domande per spiegare in pochi punti questa eccezionale tecnica.

Ecco di seguito l’intervista al Dott. Sandro Rossi:

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D. Potrebbe dirci come funziona la termoablazione e come si svolge un intervento?
R. La termoablazione è una tecnica mini-invasiva che viene utilizzata per distruggere noduli tumorali al fegato. Questo avviene senza danneggiare la porzione di organo sano. Può essere eseguita anestetizzando il paziente a livello locale e quindi senza “addormentarlo”. Con la guida di un ecografo viene inserito un ago elettrodo in prossimità del tumore. L’ago è ricoperto di plastica isolante tranne che sulla punta. Quando si raggiunge il punto desiderato, la punta non isolata dell’ago si scalda grazie al calore sprigionato da un generatore di energia a radiofrequenza e brucia letteralmente il tumore.

D. Quanto dura un intervento? È vero che si può rimuovere un tumore in pochi minuti?
R. Purtroppo questa domanda non ha una risposta univoca. Tutti i tumori sono diversi e il loro trattamento non può essere standardizzato. Per tumori di piccole dimensioni e operabili con la tecnica termoablativa effettivamente l’intervento ha una durata breve, intorno ai 6-8 minuti.

R. La tecnica da lei sperimentata può guarire tumori di tutti i tipi e di tutte le dimensioni?
D. Per essere trattato esclusivamente attraverso questa tecnica (talvolta è necessario associare chirurgia “standard” e termoablazione), un tumore dovrebbe essere agli stadi iniziali e non superare i 3 cm di diametro.

D. Quali sono i vantaggi della termoablazione rispetto a terapie e interventi chirurgici tradizionali?
R. Il vantaggio principale della termoablazione è quello di essere una tecnica mini-invasiva e di apportare quindi al paziente il minor numero possibile di effetti collaterali. Rispetto all’intervento tradizionale, la termoablazione presenta un tasso di mortalità inferiore (comporta pochissimi rischi!) ed è, se necessario, una terapia ripetibile. Si tratta inoltre della tecnica più adatta a trattare i casi in cui non è possibile eseguire il trapianto.

Se siete interessati ad approfondire la tecnica della termoablazione e gli studi del Dott. Rossi potete visitare il sito di Fondazione CMT.
È invece possibile contribuire all’attività di ricerca di CMT e al progresso dell’efficacia delle terapie mini-invasive per la cura del tumore al fegato con una piccola, ma di fondamentale importanza, donazione.
Ogni contributo è un aiuto concreto per la sconfitta del cancro.

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2 interventi su “Intervista al Dott. Rossi. La termoablazione spiegata in 4 punti

  1. Enzo

    Buonasera vorrei chiedere al prof Rossi se questo tipo di terapia va bene anche x mia moglie affetta da carcinosi peritoniale ovarica io sarei disponibile x tutto grazie e buonasera

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