Storia di un paziente. Giacomo, 54 anni.

storia di un pazinte tumore al fegato

Nel 1981, appena compiuti i 18 anni, andai per qualche giorno a Londra con alcuni tra i miei più cari amici. Non vedevamo l’ora di fare la prima esperienza da soli e di goderci finalmente la maggior età. Ci sembrava di essere cresciuti d’un colpo e di poter fare da un giorno all’altro tutto quello che volevamo.
L’ultimo giorno di vacanza, presi dall’entusiasmo, ci fermammo nel negozietto di un tatuatore per farci incidere sul braccio un ricordo indelebile di quell’esperienza.
Il posto non era un granché pulito, e già da una prima occhiata avremmo potuto intuire che farci bucherellare lì non sarebbe stata un’idea geniale.
Con il senno di poi non mi sarei mai fatto tatuare da uno sconosciuto…anzi, non mi sarei fatto tatuare per niente.
Ma quel giorno purtroppo non ci pensammo al lungo e, uno per uno, ci tatuammo la scritta: “Londra 1981”.
A due di noi le cose andarono bene, hanno ancora un orrendo tatuaggio sul braccio, ma nessun problema di salute. Io invece non sono stato così fortunato. Con me il tatuatore usò un ago sporco e infetto e, senza saperlo, mi ammalai di Epatite C.

Sembra impossibile da credere, ma non scoprii di essere ammalato per quasi vent’anni. Non facevo esami e controlli periodicamente. Solo una volta, il mio medico mi consigliò di fare degli accertamenti per controllare i valori alterati delle transaminasi, ma non diedi peso alle sue parole e, sentendomi bene, decisi di aspettare.
Nel 2000 mia moglie mi convinse a farmi visitare. Diceva che non era normale, a nemmeno quarant’anni, essere sempre stanco, affaticato e con una nausea perenne.
Immaginavo che l’esito degli esami avrebbe svelato qualcosa di poco piacevole, ma non pensavo fino a questo punto. Il virus dell’epatite C contratto per via dell’ago infetto e trascurato per tanti anni aveva causato una pesante cirrosi epatica che, a sua volta trascurata, era sfociata in un piccolo tumore al fegato.
Inizialmente mi spaventai molto, anche perché mi dissero che il nodulo non era operabile per via della posizione. Mi fu però proposta una cura alternativa e fu così che conobbi il dott. Sandro Rossi e la tecnica della termoablazione. Dopo circa dieci giorni fui operato e i medici del San Matteo di Pavia mi bruciarono letteralmente il tumore con un’operazione brevissima e senza lasciarmi grandi cicatrici.
Oggi sono continuamente sotto controllo per prevenire ulteriori danni dati dalla cirrosi epatica: il tumore è stato sconfitto abbastanza facilmente, ma mi trascinerò per sempre i danni causati da quel piccolo tatuaggio. Seguo un’alimentazione sana, non bevo alcolici e faccio regolarmente sport. Soprattutto, però, ho imparato l’importanza della prevenzione e se mai un medico dovesse consigliarmi ulteriori accertamenti, lo ascolterò di sicuro. Se lo avessi fatto tanto tempo fa mi sarei risparmiato non poca sofferenza!

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *