Termoablazione per il trattamento del tumore al fegato

Fondazione CMT è una ONLUS per la ricerca scientifica che si occupa di terapie mini-invasive per la cura dei tumori e in particolare di termoablazione per il trattamento del carcinoma epatocellulare, la forma più comune di tumore al fegato. Capiamo meglio di cosa si tratta in questo articolo.

 

Termoablazione

 

1. Che cos’è il carcinoma epatocellulare?
Il carcinoma epatocellulare (HCC) è il più comune tumore primitivo del fegato e insorge solitamente quando l’epatite B o C dà esito a malattie croniche come la cirrosi epatica. Si tratta di uno dei carcinomi più frequenti al mondo (è al 5° posto negli uomini e all’8° nelle donne) e nel nostro Paese interessa circa 11 persone su 100.000.
Questa forma di tumore al fegato è molto aggressiva e pericolosa; a causa dei sintomi poco riconoscibili e della conseguente diagnosi tardiva, l’intervento chirurgico è possibile in meno del 5% dei casi e la sopravvivenza dei pazienti si aggira intorno ai 6 mesi.

2. Che cos’è la termoablazione?
La termoablazione è una tecnica mini-invasiva per il trattamento del tumore al fegato che si avvale di 3 strumenti: 1 ecografo, 1 ago elettrodo e 1 generatore di energia a radiofrequenza. Grazie alla guida ecografica l’ago viene inserito in prossimità del tumore da trattare, che viene “bruciato” dal calore prodotto dall’energia elettromagnetica. La procedura avviene in anestesia locale e rispetto all’intervento chirurgico tradizionale presenta 4 importanti vantaggi:

  • è meno invasiva;
  • ha un tasso di mortalità inferiore;
  • è la più indicata quando non è possibile eseguire il trapianto;
  • è una procedura ripetibile.

3. Da quanto tempo si usa questa tecnica?
La Termoablazione è stata applicata all’essere umano per la prima volta nel 1988. Il pioniere di questa tecnica è il Professor Sandro Rossi, Presidente di Fondazione CMT e Direttore della Struttura Complessa di Medicina VI – Ecografia Interventistica presso la Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia, che da una geniale intuizione capì di poter bruciare grazie all’energia elettromagnetica i tumori che insorgono in organi parenchimatosi.
L’articolo scientifico in cui il Prof. Rossi ha esposto i propri studi sulla termoablazione è stato pubblicato nel 1991 dall’American Journal of Clinical Oncology. L’articolo ha avuto una così ampia portata che la prestigiosa rivista ha scelto di ri-pubblicarlo in occasione del proprio centenario. Quello di Rossi è infatti considerato a livello internazionale uno dei più importanti lavori della letteratura radiologica di sempre.

4. Su quali tumori può essere applicata?
La termoablazione non è una tecnica adatta al trattamento di ogni tipo di tumore, ma solo a quelli che insorgono in organi parenchimatosi come fegato, pancreas, polmone o rene. Fino ad oggi è stata però applicata in modo estensivo solo al tumore al fegato, mentre per gli altri organi sono ancora in atto studi preliminari. Lo stesso tumore al fegato, per essere trattato esclusivamente con la termoablazione, deve essere agli stadi iniziali e non superare i 3 cm di diametro.

 

Potete seguire l’attività di Fondazione CMT sul nostro sito o sul blog.

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2 interventi su “Termoablazione per il trattamento del tumore al fegato

    1. Fondazione CMT Autore

      Buongiorno Mario, la termoablazione è particolarmente indicata per il trattamento dei tumori che colpiscono gli organi parenchimatosi, ovvero fegato, polmone, rene e pancreas e che si trovano ad uno stadio primitivo. Se vuole però avere una risposta in merito ad un caso specifico le consigliamo di rivolgersi all’ospedale “Fondazione Policlinico San Matteo” di Pavia dove lavora il prof. Sandro Rossi, presidente di Fondazione CMT, e i collaboratori della Fondazione.
      Il prof. Rossi in particolare è Direttore della Struttura Complessa di Medicina VI – Ecografia Interventistica: http://www.sanmatteo.org/site/home/attivita-assistenziale/scheda2048.html Cordiali saluti.

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