Tumore al fegato: la forma che colpisce i bambini.

Il carcinoma epatocellulare è la forma più comune di tumore al fegato, nonché il quinto carcinoma più diffuso al mondo negli uomini e l’ottavo nelle donne. È causato principalmente dall’epatite B e C o dalla cirrosi epatica (che, nella maggior parte dei casi, scaturisce proprio da queste due forme di epatite).
Nel nostro paese il tumore al fegato colpisce circa 11 persone su 100.000 ed è spesso molto pericoloso: accorgersi dei sintomi è molto difficile e, quando questo accade, il più delle volte la malattia si trova già ad uno stadio avanzato in cui è difficile intervenire.

Tumore al fegato nei bambini

Il carcinoma epatocellulare può essere trattato attraverso tecniche differenti che vanno dalla mini-invasiva termoablazione, applicata per la prima volta all’essere umano dal Dott. Sandro Rossi e successivamente da lui esportata in tutto il mondo, al decisamente più invasivo trapianto di fegato. La scelta del percorso di cura dipende dalla natura del tumore. È stato infatti dimostrato che due tumori all’apparenza identici possono avere due evoluzioni completamente diverse e capire a quale evoluzione è destinato un carcinoma potrebbe essere fondamentale per curarlo nel modo giusto.

Purtroppo ad oggi, nonostante esistano almeno 12 differenti classificazioni del carcinoma epatocellulare, non è ancora possibile stabilire con certezza il modello di crescita di un tumore a partire dalla sua diagnosi. Uno dei progetti di Fondazione CMT è proprio quello di identificare questi modelli di crescita per migliorare il più possibile il trattamento e la cura dei tumori che colpiscano il fegato e, ovviamente, incrementare la sopravvivenza dei pazienti.

Oltre al carcinoma epatocellulare, che colpisce principalmente gli adulti, il tumore al fegato può interessare anche i bambini; in questi casi si parla di epatoblastoma. Questo tumore insorge solitamente in bambini di età inferiore ai 3 anni e viene diagnosticato mediamente intorno all’anno. La precocità di insorgenza dell’epatoblastoma è legata alla sua natura genetica: si tratta infatti di una patologia il più delle volte legata ad altre alterazioni congenite; tra queste: la sindrome di Beckitt-Widemann, causata dall’alterazione di alcuni geni sul cromosoma 11 e il Tumore di Wilms, malattia dei reni dovuta ad una mutazione del tratto genitourinario.
I primi sintomi che compaiono nei pazienti con epatoblastoma sono:

  • ittero
  • perdita di appetito
  • perdita di peso
  • gonfiore addominale
  • dolori alla schiena
  • dolori addominali
  • anemia

Se i bambini affetti da questa patologia non hanno ancora imparato a parlare, e quindi ad esprimere il proprio disagio, i genitori possono notare i sintomi attraverso alcuni comportamenti particolari. Se viene loro toccata la zona addominale spesso piangono, sono costantemente irrequieti a causa dei dolori, mostrano un comportamento insolito, non mangiano bene.
Di fronte a questi elementi è bene portare il bambino immediatamente dal medico, in modo da diagnosticare l’eventuale presenza di un epatoblastoma attraverso biopsia o imaging. Una volta effettuata la diagnosi viene subito iniziata la terapia; questa dipende chiaramente dal tipo di tumore, ma molto spesso consiste in cicli chemioterapici seguiti dall’asportazione chirurgica del nodulo tumorale. Quando la situazione è molto grave si procede invece con il trapianto di fegato.

L’epatoblastoma è, fortunatamente, un tumore raro: rappresenta circa l’1% dei tumori infantili. È però la forma di tumore al fegato maligna più comune nei bambini. Trattandosi di una patologia causata da fattori genetici, la prevenzione non gioca un ruolo fondamentale, come accade invece nell’adulto. È comunque importante insegnare ai propri figli ad avere uno stile di vita sano e a mantenere una corretta alimentazione antitumorale per evitare l’insorgenza di altre patologie al fegato.

Continuate a seguire il Blog di Fondazione CMT e l’attività della nostra Onlus per la ricerca scientifica. Informarsi è il primo passo verso la prevenzione.

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